Trasparenza sotto ogni aspetto.
Nel corso di un’intervista con Blickpunkt Juwelier, Katharina Schmitt, amministratrice delegata di DIAVON, illustra la tendenza verso una maggiore tutela ambientale, il risparmio delle risorse e la giustizia sociale nel settore della gioielleria, e il ruolo dei diamanti creati in laboratorio.
BLICKPUNKT JUWELIER: La partecipazione all’Inhorgenta di quest’anno ha coinciso anche con l’ingresso di DIAVON sul mercato. Qual è il bilancio finora?
Katharina Schmitt: I riscontri all’Inhorgenta sono stati molto positivi. Siamo lieti che gioiellieri, orafi, produttori di gioielli e designer della regione DACH, ma anche di altri paesi europei, siano così aperti e mostrino grande interesse per i nostri diamanti sostenibili prodotti in manifattura.
BJ: Sono previste altre partecipazioni a fiere?
Schmitt: Anche nel 2023 saremo nuovamente presenti all’Inhorgenta di Monaco e stiamo pianificando la partecipazione ad altre fiere: pubblicheremo presto le date sul nostro sito web. Sono inoltre in programma diverse collaborazioni. Parallelamente, con l’invio mirato del nostro Image Book seguiamo la strada tradizionale per entrare in contatto con tutti i gruppi target rilevanti e, attraverso le attività di pubbliche relazioni e stampa, portiamo sul mercato il concetto di sostenibilità e un’opera di sensibilizzazione rivolta ai consumatori finali.
BJ: Da dove provengono i vostri diamanti prodotti in manifattura e quali requisiti imponete ai vostri fornitori?
Schmitt: I nostri diamanti prodotti in manifattura sono realizzati da Diamond Foundry Inc. e dal nostro partner indiano secondo gli stessi elevati standard qualitativi. Il processo produttivo richiede molta energia, perciò per noi è fondamentale che la produzione sia a emissioni nette zero di CO2. Siamo particolarmente orgogliosi del fatto che Diamond Foundry punti già alla fase successiva, ossia a raggiungere lo status “Beyond Carbon Neutral”, senza ricorrere a compensazioni di CO2. Diavon garantisce una catena del valore facilmente comprensibile e trasparente, nel rispetto di elevati standard sociali ed etici, che tutti i nostri partner sono tenuti a soddisfare.
BJ: Negli ultimi due anni la domanda di diamanti creati in laboratorio è cresciuta notevolmente. Questo boom continuerà?
Schmitt: Sono convinta che la domanda continuerà a crescere. Da tempo è evidente che le esigenze degli acquirenti di diamanti si stanno orientando verso la sostenibilità sotto ogni aspetto. Orafi e gioiellieri ci raccontano che i loro clienti chiedono diamanti esenti da conflitti e di comprovata sostenibilità. In generale, aumenta l’attenzione critica, soprattutto nei confronti della produzione di beni di lusso.
BJ: Molte società minerarie puntano sempre più sulla sostenibilità. Anche tra i diamanti creati in laboratorio ci sono produttori (soprattutto in Cina) che alimentano i propri reattori con energia elettrica prodotta dal carbone. Sembra quindi difficile fare confronti generici in termini di sostenibilità.
Schmitt: Definire i diamanti creati in laboratorio più sostenibili di quelli estratti dalle miniere è un approccio sbagliato, anche se naturalmente l’estrazione di risorse limitate non può essere sostenibile in generale. La sostenibilità non si limita a un uso parsimonioso delle risorse, a processi produttivi rispettosi dell’ambiente e alle energie rinnovabili. La sensibilità ambientale è solo un aspetto.
I nostri diamanti prodotti in manifattura garantiscono trasparenza durante l’intero processo produttivo e di lavorazione. All’inizio di agosto di quest’anno abbiamo visitato uno dei nostri stabilimenti produttivi a Surat, la capitale indiana dei tagliatori di diamanti. Abbiamo così potuto conoscere a fondo non solo i processi e le condizioni di lavoro, ma anche discutere con il nostro partner i piani per futuri progetti sostenibili e sociali.
BJ: Alcuni studi condotti negli Stati Uniti indicano che i diamanti creati in laboratorio attirano gli acquirenti di gioielli soprattutto perché sono nettamente più economici rispetto ai diamanti naturali. Al momento, il fattore sostenibilità sembra non essere determinante. In Europa è lo stesso?
Schmitt: Naturalmente, per molti il prezzo è importante. Nel lungo periodo, però, anche l’aspetto della sostenibilità influirà sulle scelte degli acquirenti. Purtroppo, però, non tutte le forme di sostenibilità sono uguali: esistono grandi differenze. Una produzione socialmente equa e sostenibile richiede molto lavoro e comporta costi aggiuntivi, che si riflettono sul prezzo.
BJ: Spesso, come argomento contro i diamanti creati in laboratorio, si cita il loro basso valore rispetto ai diamanti estratti dalle miniere in caso di eventuale rivendita. Cosa ne pensa?
Schmitt: Il valore di un diamante non dipende soltanto dalla sua rarità e dal prezzo di rivendita, ma va ben oltre il materiale in sé. I diamanti sono prodotti incredibilmente emozionali e unici. Spesso i gioielli vengono tramandati di generazione in generazione e raccontano una storia. Per molte persone, è questo fattore emotivo a determinarne il valore. E un diamante non è forse più prezioso se offre un autentico valore aggiunto alle persone e alla natura?
BJ: Perché i gioiellieri dovrebbero inserire in assortimento gioielli con diamanti creati in laboratorio?
Schmitt: I clienti guardano con spirito critico al mercato, anche a causa delle sanzioni contro la Russia, delle difficoltà nel ricostruire le catene di fornitura e del costante dibattito sul processo di Kimberley, e cercano alternative. Credo che l’attuale cambiamento di consapevolezza sia effettivamente motivato dal desiderio di tracciabilità lungo la catena di fornitura e di produzione sostenibile. I nostri diamanti prodotti in manifattura rispondono pienamente a queste esigenze.
Fonte: Articolo "Diamanti creati in laboratorio: un’alternativa sostenibile"- Blickpunkt Juwelier del 05.10.2022
Immagine: DIAVON GmbH



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«La trasparenza inizia dal rispetto» - articolo della Goldschmiede Zeitung
Il cambiamento di consapevolezza continua a diffondersi anche tra i clienti aziendali.